di Barbara Amoroso Donatti
Autoctono, autoctono, autoctono. È questo il mantra odierno vitivinicolo. Per distinguersi, per preservare la storia, la tradizione, per affrontare il cambiamento climatico. A Vinitaly 2023 però abbiamo incontrato un punto di vista diverso, quello di Andrea Fattizzo, enologo di Tenuta Liliana.

A seguito della degustazione del loro Cabernet Sauvignon in purezza, Ladame, abbiamo deciso di approfondire la produzione vitivinicola pugliese: come mai un vitigno internazionale? Fattizzo ha condiviso con noi un’analisi della produzione regionale suddividendola in 3 fasi e facendo un pronostico basato sulla case history di un’altra regione.
“La Puglia – ha spiega Fattizzo – ha un a tradizione vinicola molto importante, partendo dall’epoca post fillosserica nei primi del ‘900. Purtroppo all’inizio è stata una fase di grandi produttori da cisterna che fortunatamente è terminata negli anni ’60, quando è iniziata una fase di vino in bottiglia e di qualità”.
E quella della bottiglia è quella che l’enologo ha definito seconda fase della produzione pugliese.
“La terza fase, che stiamo vivendo adesso, è quella dove siamo passati da vini legati al territorio in modo anomalo, perché vini concentrati e molto alcolici, alla nuova fase in cui stiamo cercando l’eleganza dei vini”.
Voi avete fatto una scelta molto particolare perché stiamo degustando un Cabernet Sauvignon in purezza. Oggi si parla molto di vitigni autoctoni, mentre questo è un vitigno internazionale.
“Si è vero che il Cabernet Sauvignon è un vitigno internazionale ma è un vitigno del Mediterraneo. Abbiamo scelto il Cabernet perché era quello che poteva interpretare in modo migliore le caratteristiche dei nostri terroir: una collina a 300 m slm e terreni sabbiosi e non terrosi”.
Quando parliamo di Puglia è facile pensare al Negroamaro…
“Purtroppo la Puglia ha scommesso tanto sul vitigno e non sulle differenze dei territori, anche se ci sono delle denominazioni storiche, come le DOC Salice, Copertino e Galatina, legate al Negroamaro”.
Si può modificare questa percezione?
“Ci sono regioni in cui il vitigno internazionale è stato d’ausilio agli autoctoni, ha fatto conoscere i territori. Come la Sicilia, in cui i vini più importanti all’inizio erano internazionali, adesso si parla di Nero d’Avola, e l’evoluzione è l’attenzione alla zona dell’Etna. La Puglia potrebbe fare un lavoro simile”.
Possiamo dire che il futuro della Puglia è puntare all’eleganza col supporto dei vitigni internazionali al fianco dell’identità territoriale?
“Si, possiamo dirlo”.
Andrea Fattizzo: Puglian grape varieties may emerge thanks to international grapes

EN – Native wine grapes, native wine grapes, native wine grapes. This is today’s viticultural mantra. To stand out, to preserve history, tradition, and to tackle climate change. However, at Vinitaly 2023, we encountered a different perspective from Andrea Fattizzo, the winemaker of Tenuta Liliana. After tasting their pure Cabernet Sauvignon, Ladame, we decided to delve into the production of wines in Puglia: why choose an international grape variety? Fattizzo shared with us an analysis of regional production, dividing it into three phases and making a prognosis based on a case history from another region.
“Puglia,” Fattizzo explains, “has a very important winemaking tradition, starting from the post-phylloxera era in the early 1900s. Unfortunately, initially, it was a phase of bulk producers, but fortunately, that ended in the 1960s when a phase of bottled and quality wine began.”
According to the winemaker, the bottled phase is what he defined as the second phase of Puglian production. “The third phase we are currently experiencing is where we have transitioned from wines that were unusually tied to the territory, meaning concentrated and high in alcohol, to a new phase where we are pursuing elegance in our wines.”
You have made a unique choice because we are tasting a pure Cabernet Sauvignon. Nowadays, there is a lot of talk about native grape varieties, whereas this is an international one.
“Yes, it is true that Cabernet Sauvignon is an international grape variety, but it is a Mediterranean grape. We chose Cabernet because it could better interpret the characteristics of our terroirs: a hill at 300 meters above sea level and sandy rather than earthy soils.”
When we talk about Puglia, it is easy to think of Negroamaro…
“Unfortunately, Puglia has focused so much on the grape variety rather than the differences in territories, even though there are historical denominations like DOC Salice, Copertino, and Galatina, linked to Negroamaro.”
Is it possible to change this perception?
“There are regions where international grape varieties have supported autochthonous ones, helping to showcase the territories. Like Sicily, where initially the most important wines were international, but now Nero d’Avola is talked about, and the focus is on the Etna area. Puglia could do something similar.”
Can we say that the future of Puglia lies in pursuing elegance with the support of international grape varieties alongside its territorial identity?
“Yes, we can say that.”
