MILANO WINE WEEK: UNA MASTERCLASS DELLE DONNE DEL VINO IN RICORDO DI MARISA LEO

«CALICI DI VITA, LE DONNE DEL VINO PER LE DONNE» È IN PROGRAMMA MERCOLEDÌ 11 OTTOBRE ALLE 20,30 A PALAZZO BOVARA. IL RICAVATO ANDRÀ ALL’ASSOCIAZIONE PALMA VITAE

di Barbara Amoroso Donatti

«Vogliamo ricordare Marisa e Donatella fornendo un aiuto concreto alle vittime e, da donne imprenditrici, promuovendo un cambiamento culturale – dice Daniela Mastroberardino, presidente nazionale delle Donne del Vino –. Le Donne del Vino hanno da sempre compiuto sforzi significativi per contrastare la violenza di genere e per sostenere le vittime di questa terribile piaga sociale».


La delegata della Lombardia Camilla Guiggi spiega: «Non vogliamo invadere ambiti non di nostra competenza, siamo Donne del Vino e promuoviamo la cultura del vino, per questo, abbiamo accettato con grande piacere, l’invito di Federico Gordini, ad organizzare una masterclass, il cui ricavato andrà a favore dell’associazione Palma Vitae di Partanna che anche Marisa sosteneva. Un piccolo pensiero per ricordare loro e tutte le vittime di violenza».

Marisa Leo

Noi di La La Wine invece invadiamo gli ambiti di competenza, perchè chi vi scrive lavora con il Centro Antiviolenza Valdelsa al fianco di avvocate, psicologhe, operatrici volontarie, che lavorano per cifre simboliche pur di alimentare la rete che salva le donne. Perciò adesso vi racconto senza fronzoli a cosa servono raccolte fondi, iniziative di sensibilizzazione etc. ad associazioni e Centri antiviolenza: a salvare altre donne. Non conosco la situazione di tutti i centri italiani, ma non credo che si discostino da quelle che vedo nel mio territorio.

A Sanremo vi ricordo che Chiara Ferragni si è ‘scomodata’ ad usare la sua immagine per portare alla ribalta pubblica nel momento di massimo audience D.i.RE che coordina i Centri Antiviolenza italiani. Criticatela quanto vi pare se non vi piace, ma ha dato ossigeno a una realtà seria, preparata, in prima linea, che salva le donne tutti i giorni, e che lotta e dialoga con le istituzioni per cambiare una cultura che uccide le donne.

Qui non si tratta di commemorazione, qui si tratta di pagare le Case Rifugio dove le donne scappano la notte in pigiama con i figli in braccio da un marito che le minaccia con un coltello in mano. Si tratta di pagare il cibo e le bollette mentre aspettano che la Legge e la giustizia facciano il loro corso. Si tratta di fare in modo che un avvocata (si, sono generalmente donne, perchè le donne traumatizzate dalla violenza vogliono parlare con altre donne) e psicologhe e operatrici che mettono a disposizione il loro tempo gratuitamente o quasi pur di dare il proprio contributo per salvare una donna.

Marisa, Donatella non possono fare più niente. Ma ci sono i loro figli, famigliari, amici, i sopravissuti, come li hanno definiti al convegno di Tosca lo scorso autunno a Firenze, che piangono figlie, sorelle, madri con il rimpianto di non aver saputo riconoscere i segnali di pericolo, violenza, e offerto gli strumenti per salvarle, chiamando il 1522, dando il giusto nome alle cose, perchè per una donna che da anni conosce paura e violenza, chiamare con il proprio nome cosa gli sta succedendo, è doloroso, difficile, e umiliante di fronte al giudizio della società.

Perciò noi sosteniamo l’iniziativa e tutte le iniziative per sostenere le donne e i centri che aiutano le donne, per continuare a offrire luoghi dove possano scappare e ricominciare a vivere e smettere di avere paura. Perchè le donne, giovani, meno giovani e chi gli sta vicino, capiscano prima cosa sta succedendo (si chiamo Valutazione del Rischio, una procedura complessa per cui serve competenza specifica ed esperienza, ma anche di questo non si parla mai), sosteniamo #tunonseisola sempre delle Donne del Vino che non è risolutiva ma è un primo passo per salvarsi, e ancora il progetto Etica delle Donne del Vino Toscana sempre per raccogliere fondi per i Centri Antiviolenza.

Le donne si possono salvare, e servono soldi per farlo, e serve cultura sulla violenza e il patriarcato, saperli riconoscere e debellare. Perciò ben vengano le commemorazioni e che ognuno faccia il suo pezzettino per contribuire a combattere questa mattanza. Basta figli orfani e famiglie segnate per sempre dal dolore incolmabile di un ex marito, ex compagno etc. che da famigliare diventa assassino.

Alcuni giorni fa ho parlato con una donna, picchiata per anni dal marito. Appena i figli sono cresciuti è scappata. Mi ha raccontato l’angoscia di quando tu sei tra coloro che stanno aspettando il processo, la sentenza etc. e viene commesso un nuovo femminicidio: “Senti che la prossima sei tu” mi ha detto. Ma soprattutto mi ha detto la cosa più dura che potessi mai sentirmi dire: le morte, fanno più notizia delle vive. Che Marisa e Donatella le cui morti hanno toccato da vicino la comunità delle Donne del Vino possono avere senso se risvegliano non solo l’emozione del momento, bensì un movimento travolgente come quello auspicato da Non Una di Meno: “Siamo il grido altissimo e feroce di quelle donne che più non hanno voce”. Le donne si possono salvare, noi ci possiamo salvare. Le Donne del Vino lo fanno col calice in mano, e per questo, grazie. E grazie a Milano Wine Week per aver investito risorse ed energie per tale iniziativa.

foto di Hannah Busing per Unsplash

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