I vini dolci e il lusso del tempo

di Barbara Amoroso Donatti

Avete presente la formula magica del fine pasto toscano “Vin Santo e cantuccini?” Mai bugia più grande è stata inventata. Mettereste mai dei biscotti in una bottiglia over 50 euro di Champagne? No. Il Vinsanto è un prodotto raro e costoso, che resiste al giudizio del tempo per merito dell’amore delle aziende che lo producono, perché ‘tradizione’ non è solo un gancio marketing, bensì è la descrizione di qualcosa che ha fatto parte di generazioni di famiglie.

Quello che vi offrono al ristorante, all’osteria etc. può essere un vino liquoroso dal valore commerciale differente, generalmente un buon prodotto ma priva della complessità aromatica che solo anni nei caratelli (le piccole botti da 125 litri dove nasce il Vin Santo) possono creare: 36 mesi per il Vin Santo base del Chianti, 48 mesi per la Riserva e l’Occhio di Pernice, 36 e 60 per base e Riserva Montepulciano, 90 mesi per l’Occhio di Pernice di Montepulciano.

Nel panorama dei vini dolci si possono trovare accanto al Vin Santo toscano, il Vin Santo trentino, muffati, Eiswein, Recioto, Vespaiola, Torcolato, Picolit, Ramandolo, Moscato, Aleatico, Erbaluce, Zibibbo.

Tutti vini di pregio, spesso proposti per il fine pasto, anche se da qualche anno si azzardano abbinamenti con formaggi erborinati, paté di fegatini e non solo, che accendono i sensi per l’inaspettata esperienza sensoriale che questi sapori scatenato sulle papille.

L’azienda La Palagina, dietro consiglio della rinomata Osteria Da Burde con il progetto Il Ristoro, ci ha proposto uno spritz di Vin Santo: azzardato ma inconfutabilmente piacevole.

In America, racconta Violante Gardini Cinelli Colombini, bevono il Vin Santo molto freddo durante il pasto. Che il dolce aggrada i palati internazionali lo sappiamo: non per niente gli spumanti Extra Dry sono spesso graditi dal primo al dessert. Il dolce da sempre è un gusto che appaga, semplice da capire, che anche nella versione alcolica sfiora il comfort food. Perciò da una parte abbiamo dei prodotti che riposano anni nelle cantine, anni in cui in parte evaporano pure (contate anche questo nel prezzo finale), la cui complessità è spesso soppiantata da prodotti piacevoli ma semplici.

Non sono vini che fanno i fatturati delle aziende, ma l’immagine sì. Trovarli in tavola è un privilegio. Un parallelo potrebbe essere quello tra Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, il fratello IGP, glasse e o prodotti simili.

Per godere la qualità serve tempo

Foto di Gaelle Marcel su Unsplash

Serve tempo e attenzione per cogliere le sfumature di alcuni prodotti, eppure è quello che tutti reclamano, uno dei lussi più ambiti a ogni livello. Calma e spazio, sono ciò che distinguono una vita di qualità da una frenetica e che scivola via senza essere vissuta pienamente. Innegabile che molti vorrebbero ma non possono: siamo tutti bravi a parlare e definire quello che dovrebbe essere e quello che dovremmo fare, ma la vita è cosa diversa. John Lennon diceva:

“La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri programmi”.

Perciò non colpevolizzatevi se non avete tempo: il 99% delle volte non avete scelta.

Se, e dico se, avete modo di dedicarvi qualche minuto a mente sgombra e qualche decina di euro, riappropriatevi dei vostri sensi e degustate un passito o un Vin Santo. Noi ne abbiamo assaggiati alcuni che qui vi proponiamo.

I vini dolci delle Donne del Vino Toscane

Nelle scorse settimane alla fattoria Il Colle di Trequanda, Donatella Cinelli Colombini ha messo in scena ‘Dolce Toscana nel Vino’ un evento per stampa e produttori dove è stato affrontato il futuro di questi prodotti di nicchia, dalla politica dei prezzi al packaging. 12 vini dal carattere singolare: da quello della padrona di casa a base di Traminer Aromatico, al tradizionale Vin Santo, passando agli Occhi di Pernice.

Le Donne del Vino della Toscana presenti all’evento ‘Dolce Toscana nel Vino’ alla Fattoria Il Colle
  • Badia a Coltibuono Vin Santo DOC 2013
  • Banfi Florus Moscadello di Montalcino DOC 2019
  • Capezzana Vin Santo di Carmignano DOC Riserva 2016
  • Castello di Querceto Vin Santo del Chianti Classico DOC 2018
  • Castello Sonnino Red Label Vin Santo del Chianti DOC 2015
  • Dei Vin Santo di Montepulciano DOC  2016
  • Donatella Cinelli Colombini Passito IGT Toscana 2018
  • Fattoria Aldobrandesca Aleatico Sovana DOC Superiore 2022
  • Fattoria Le Pupille Passito Solalto IGT Toscana 2019
  • Tenuta di Artimino Vin Santo di Carmignano DOC Occhio di Pernice 2012
  • Tenuta Il Corno Vin Santo 2004
  • Villa di Vetrice Vin Santo del Chianti Rufina DOC 2005
I 12 vini dolci delle Donne del Vino in degustazione a Dolce Toscana nel Vino

Il nostro consiglio è di assaggiarli tutti, uno alla volta, dedicandovi calma e spazio. Con cantucci accanto, non dentro per favore, con sapori sapidi e decisi, con piatti della tradizione, con qualcosa di creato in modo estemporaneo da voi.

Il Vin Santo del Duomo di Firenze

Il Vin Santo di Pieve di Campoli utilizzato nelle celebrazioni importanti nel Duomo di Firenze

Prima di lasciarvi al dilemma, vino dolce sì, vino dolce no (alcuni hanno dei packaging favolosi per Natale) vi riveliamo quale Vin Santo celebra le Messe più importanti al Duomo di Firenze. Il Vin Santo del Chianti Classico Cortine di Pieve di Campoli, azienda di proprietà della Diocesi fiorentina. L’azienda ci ha rivelato che loro affidano le rare e preziose bottiglie per le celebrazioni in Duomo, ma non possono affermare con certezza che la sua destinazione si esaurisca in riti spirituali…  Anche qui il tempo fa la sua parte, e non solo per la produzione del prestigioso Vin Santo, bensì per la storia del principale ‘azionista’ di Pieve di Campoli, che conta 2023 e anni. Gli abbiamo fatto visita (all’azienda, non all’azionista) e gli aneddoti e i progetti legati ai più ‘alti’ non mancano. Come l’uva ‘graziata’ dalla peronospora nell’ultima vendemmia, o lo scalino antifurto nella barricaia, che essendo stato segato, dovrebbe far desistere un eventuale ladro che scappa col bottino. Oppure il progetto della vicina Chiesa declassata (ci hanno spiegato che l’espressione sconsacrata non è corretta) che diventerà luogo di convegni ed eventi con una canonica dedicata a un wine shop. Spirito e spirituale.

Per approfondire leggete questo libro

Il libro sui vini passiti di Sissi Baratella e Alberto Brunelli

Poco spazio e poche righe vengono dedicate a questi vini che non muovono i fatturati aziendali. Ma due enologi appassionati gli hanno dedicato un libro: Vini Passiti d’Italia (Edizione Edagricole). Loro sono Sissi Baratella, che La La Wine incrocia spesso sulla sua strada, grazie a competenza e vivacità declinate al femminile, e Alberto Brunelli, incontrato al Consorzio di Tutela Vini Valpolicella. Toni smart, informazioni precise, qualche nota tecnica che li distingue e contraddistingue. Anche qui prendetevi tempo: 220 pagine. Buona lettura, buona bevuta, buon tempo di qualità tutto per voi.

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