In Umbria ci sono le… Cantine Etiche

di Barbara Amoroso Donatti

Sei imprenditori, tutti legati all’Umbria per origini familiari o per un legame con la terra d’adozione. Sotto la bandiera di un sincero affetto per l’Umbria, rinascono antichi casali e palazzi storici, aziende vinicole, relais e agriturismi. La rete “Cantine Etiche” è sinonimo di supporto reciproco all’interno di un progetto il cui focus è migliorare paesaggio, luoghi, comunità locali.

Abbiamo visitato 4 (Villa Bucher, Tenuta dei Mori, Marchesi Ruffo della Scaletta, Santo Iolo) delle 6 cantine socie (all’appello anche Castello di Montoro e Collespino) e in mezzo al verde infinito che caratterizza la regione del Centro Italia, si fanno spazio un antico convento affacciato su Narni, un’orangerie trasportata da Bombay per arredare il vigneto, appartamenti con sauna, forni a legna per sfornare pizze secondo tradizione, vecchi casali ristrutturati con calore e tanti animali a renderlo ancora più vivo.

I vini ‘etici’

Dai bianchi, ai rossi, agli spumante, qualcuno dalla ‘ricetta’ audace per scelte varietali lontane dalla tradizione (come dei Malbec in purezza), al fianco dei classici vitigni che da sempre parlano di Italia e storia vitivinicola (come il Ciliegiolo). Le 6 cantine danno vita in modo corale a una carta vini, e a una scelta variegata, per uscire dall’anonimato e catturare i riflettori dei winelovers. Ma esattamente di etico cos’hanno?

Il Codice Etico delle cantine

Una sorta di carta dei diritti e doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni socio, i valori cardine a cui soci, dirigenti, dipendenti, collaboratori e fornitori sono chiamati ad attenersi.

A. Conformità alle leggi, con particolare attenzione alle normative fiscali, ambientali, sociali e di sicurezza alimentare e del lavoro.

B. Correttezza nella gestione delle relazioni con i dipendenti, favorendone la soddisfazione e la crescita professionale. Dipendenti e collaboratori sono considerati una risorsa preziosa che va in ogni caso spinta alla formazione e al miglioramento tecnico e culturale.

C. Fiducia, cooperazione e trasparenza nei riguardi della rete d’impresa formata.

D. Attuazione del principio di mutualità verso tutte le aziende associate.

E.
 Soddisfazione dei clienti attraverso la qualità dei prodotti e del servizio erogati. L’obbiettivo è far avere al consumatore la percezione che sta acquistando un prodotto non solo di qualità, ma soprattutto sano e di forte valore umano.

F. Corrette e chiare relazioni con i fornitori.

G. Competizione efficace e leale sul mercato. I prezzi devono essere in linea con il presupposto che tutti coloro che lavorano nella filiera siano giustamente retribuiti.

Valori che non abracciano solo la parte ecologica ambientale di vigna e cantina, bensì tocca quei tasti dolenti che sono soldi e rapporti con dipendenti e fornitori. Di vini buoni ce ne sono molti in Italia, e siamo convinte che quando c’è rispetto e serenità in ogni anello della catena produttiva, nel calice si sente.

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