“Non avrai altro bio all’infuori di me” di Remo Morlacchi: storie di terra, vino e rivoluzione.

A cura di Giordana Talamona

Abbiamo avuto la fortuna di leggerlo in anteprima e ne siamo rimaste entusiaste! “Non avrai altro bio all’infuori di me” di Remo Morlacchi è molto più di una raccolta di storie: è una narrazione corale che attraversa decenni di agricoltura contadina, biologica e resistente. È un omaggio a uomini e donne che hanno scelto di restare fedeli alla terra e alle proprie convinzioni, in un’Italia rurale che cambiava, spesso in modo traumatico. Ogni pagina racconta vite vissute, mani sporche di terra, ideali forti. La narrazione ha il tono della confidenza, della stima, talvolta dell’amicizia: è un viaggio emotivo e documentale al tempo stesso. Remo Morlacchi è stato in questo contesto un pioniere, un uomo unico nel suo genere, che in tempi non sospetti ha creduto nella cultura del biologico. Prima ancora che diventasse di moda. Prima che qualcuno ne capisse la possibile speculazione. Lui no: ha vissuto il biologico come un duro e puro. Questo è il suo canto libero.

Come conoscere l’autore: la presentazione a Milano

Giovedì 19 giugnodalle 18.30 alle 20.00, presso il NaturaSì di via Cesare Correnti, a Milano, si tiene la presentazione di questo libro di Remo Morlacchi, edito da Macro Edizioni, con la prefazione di Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì.

A dialogare con l’autore, Giorgio Secchi, giornalista e scrittore, e Marco Columbro, attore e conduttore televisivo, che leggeranno alcuni brani del libro. Un viaggio appassionante, guidato dal coraggio e da scelte fuori dagli schemi, che racconta la straordinaria trasformazione del biologico da fenomeno di nicchia a movimento rivoluzionario.

Alcune delle storie che troverai in questo libro

L’anima storica: la nascita de “Il Girasole”

Tra gli aneddoti più affascinanti spicca la fondazione della cooperativa Il Girasole, nel 1973, a Milano. Un gruppo di pazienti del dottor Aldo Barbero, medico antroposofico, decise di creare un punto vendita stabile dove acquistare alimenti naturali e biologici. All’epoca, chi desiderava cereali integrali o bevande salutistiche doveva recarsi a Lugano o affidarsi a negozi svizzeri. Nasce così il primo negozio italiano di prodotti naturali, biologici e biodinamici, in via Tiziano a Milano.

L’iniziativa fu spinta dall’energia e dalla visione di Annarosa Gabauldi, donna determinata e concreta, e dall’ingegner Ernesto Bianchi, che ne curò l’impianto organizzativo. Si partì con cinque milioni di lire, con i soci che contribuivano volontariamente: alcuni erano medici, altri pazienti, altri ancora studenti universitari di Agraria o Medicina.

Il primo banco frigo, le scaffalature, la saracinesca alzata da Annarosa stessa: tutto racconta una dimensione pionieristica, artigianale, quasi eroica. L’ingegner Carlo Marinelli disegnò il marchio del negozio e divenne il responsabile grafico anche della rivista “Il Girasole”. Un collettivo vero, in cui le competenze si univano nella costruzione di un sogno condiviso.

Nino Bronda e le sue lettere “dal fronte”

Le sue lettere annuali, inviate ai clienti insieme al listino prezzi, non erano solo aggiornamenti aziendali: erano veri e propri manifesti politici e culturali. Bronda, agricoltore del Monferrato, raccontava i disastri della modernizzazione agricola e difendeva con tenacia l’agricoltura biologica. Le sue lettere sembrano stralci di un diario di guerra – “le lettere dal fronte”, appunto – scritte con stile polemico ma profondo, tra dati agronomici e riflessioni etiche. Una delle immagini più belle? Quando lo si incontra con una gallina e un cane che lo seguono ovunque come guardie del corpo.

Stefano Bellotti, contadino-filosofo

Bellotti è raccontato con grande affetto: è un personaggio magnetico, che viveva la terra come un atto politico e spirituale. Bellotti piantava le vigne in giorni simbolici, parlava di fermentazione spontanea come di “un ritorno alla verità”, e i suoi vini erano “bevande a base di succo d’uva e libertà”. Indimenticabile l’aneddoto in cui pianta otto filari nel giorno dell’Ascensione, affermando che ogni gesto in vigna deve avere anche un significato simbolico.

Salvatore Cicco e le mani d’oro di Cataldo

Totò Cicco, a Gangi (PA), coltiva le sue vigne a 1000 metri, senza irrigazione. Il suo vino Syrah è il cuore della tenuta, ma il racconto si arricchisce grazie a Cataldo, il rais, una figura chiave della vendemmia: conosce il terreno a memoria e guida la squadra come un direttore d’orchestra. “Al ga i man de oro”, dice di lui un amico triestino. Un omaggio ai saperi contadini antichi e al lavoro di squadra.

Alex Beringher e lo spumante nel lago

In una delle immagini più suggestive del libro, Alex matura il suo spumante naturale sotto le acque di un lago. Le bottiglie, immerse a venti metri di profondità, riposano tra i pesci, in un’ideale sinergia tra acqua e vino. Il risultato? Un Blanc de Noirs senza zuccheri aggiunti, definito “pas dosé”, una rarità che unisce naturalità e ingegno.

Ottavio Rube e la cooperativa Valli Unite

Un esempio virtuoso di agricoltura collettiva: Ottavio è uno dei fondatori della cooperativa Valli Unite, nella zona del Timorasso in provincia di Alessandria, dove si lavora senza sfruttamento, con condivisione di saperi e beni. Valli Unite è una comunità rurale che ha saputo conciliare la qualità del vino con l’etica del lavoro agricolo. La scena delle vendemmie collettive, dei pasti condivisi, della cura per ogni dettaglio, restituisce un’immagine calorosa e potente di cooperazione rurale.

Perché ne consigliamo la lettura.

Questo libro è un canto libero, che permette la profonda comprensione del rapporto tra uomo, terra e cibo. Remo Morlacchi, l’autore, racconta i primi passi di un movimento legato alla riscoperta del valore della terra, al pari di un gesto culturale e politico. E’ un libro che riconsegna la verità e il valore di tutto ciò che si nasconde dietro un’etichetta, fatto di mani sporche di terra, sudore della fronte e visione anticonformista. Ciò che era un tempo la normalità si era (ed è) trasformato nell’eccezionalità della coltivazione della terra come “bio comanda”.

Giordana Talamona

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Questo articolo è stato scritto da un essere umano