A cura di Veronica Del Monte.
Il vento sferza le brughiere, ma questa volta soffia in Technicolor. Il nuovo Cime Tempestose arriva nelle sale preceduto da aspettative altissime e da un dibattito già rovente: è un omaggio visionario al romanzo di Emily Brontë o un esercizio di stile che ne tradisce l’anima più selvaggia? Tra cieli saturi, costumi impeccabili e una regia che accarezza ogni inquadratura come fosse un dipinto, il film trasforma la tempesta interiore dei protagonisti in un’esperienza sensoriale ipnotica. Eppure, proprio questa scelta estetica così marcata divide la critica. Nella nostra recensione analizziamo cosa funziona, cosa convince meno e perché questo Cime Tempestose merita di essere visto — o messo in discussione.
Wuthering Heights vs Linton: il contrasto cromatico tra realismo e onirismo
Il film vive di sensazioni. La regia, straordinariamente affascinante e solida di Emerald Fennell, sceglie di percorrere una strada estetica audace. Colpisce, in particolare, la netta contrapposizione cromatica tra le due dimore: da un lato, una visione quasi in Technicolor che ricorda l’onirismo de Il Mago di Oz per la residenza dei Linton; dall’altro, il tetro e opprimente realismo di Wuthering Heights. Questa scelta stilistica traduce visivamente il conflitto di classe e di spirito che anima l’opera, pur allontanandosi dal naturalismo classico.
Heathcliff e Cathy: una passione patinata, ma magnetica

Il punto di rottura più evidente con il materiale originale risiede nella resa dei protagonisti. La loro fisicità appare edulcorata, priva di quell’aspetto selvaggio, sporco e propriamente “straziante” che caratterizza il romanzo. È una versione più patinata, dove il dolore viene filtrato attraverso una lente di bellezza formale. Tuttavia, questo non tocca l’efficacia delle performance: gli attori sono bravissimi, dotati di un’intesa magnetica che rende credibile ogni sguardo. La loro recitazione intensa riesce a restituire quelle vibrazioni e quelle “fiamme” interiori che ogni lettore della Brontë ha sentito scorrere tra le pagine.
Perché vedere il film (anche se ami il romanzo o non lo hai mai letto)
In conclusione, questo film non è per i puristi in cerca di una copia carbone del libro. È un’opera da vedere lasciando a casa il manuale di letteratura, accettando di immergersi in un’esperienza sensoriale che ne cattura l’anima profonda, pur tradendone la forma. Un viaggio affascinante che, pur smussando gli angoli più rudi delle brughiere, riesce comunque a toccare le corde del cuore.
