di Barbara Amoroso Donatti
Il Sangiovese è una lingua del territorio soprattutto toscano, capace di raccontare le differenze tra suoli, altitudini, filosofie ed annate. Su questa idea che si fonda l’eredità di Giulio Gambelli, figura chiave dell’enologia toscana contemporanea, che continua a tramandarsi grazie anche al premio promosso da ASET che seguiamo con attenzione da sempre.
Il Premio Gambelli e la cultura del Sangiovese
Il Premio Gambelli nasce per valorizzare gli enologi capaci di incarnare questa visione: centralità del vitigno, rispetto del territorio, lettura dell’annata. Non a caso, il riconoscimento è riservato a enologi under 40, selezionati per la capacità di esprimere un’idea di vino che rifugge l’omologazione.
Nel corso degli anni, il premio organizzato dall’Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana (ASET) è diventando un osservatorio sull’evoluzione del Sangiovese e ad aggiudicarsi l’edizione 2026 è stato Francesco Baldacci, classe 1992, oggi direttore di cantina presso Basilica Cafaggio, nel cuore della Conca d’Oro di Panzano in Chianti.
La sua formazione (laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze) e il percorso professionale, segnato anche dalla collaborazione con enologi come Attilio Pagli, lo rendono erede della tradizione “gambelliana”, incentrata sulla ricerca della massima espressione del Sangiovese.

Nelle sue parole, il senso del riconoscimento: lavorare sul Sangiovese significa cercare “la massima identità ed espressione” del territorio, in continuità ideale con l’insegnamento del maestro Gambelli.
Dal premio alla piazza: il Sangiovese Festival torna il 18 e 19 aprile
Se il Premio Gambelli rappresenta il lato tecnico del Sangiovese, la sua dimensione pop trova espressione nel Sangiovese Festival, in programma il 18 e 19 aprile a San Giovanni Valdarno.
Giunto alla terza edizione, il festival si distingue per un’anima divertente: un evento diffuso nella piazza della cittadina del Valdarno, capace di unire degustazione, musica e intrattenimento. L’obiettivo è raccontare il Sangiovese a un pubblico ampio e curioso.

Il programma completo è consultabile su Sito del festival, e come le scorse edizioni non mancheranno
- cantine e produttori provenienti da diversi territori
- centinaia di vini
- masterclass e talk dedicati al passato, presente e futuro del vitigno
- musica dal vivo, podcast e format
Un’impostazione che riflette l’evoluzione contemporanea del vino: meno prodotto elitario, più esperienza quotidiana.
