A Bra una balena gigante galleggia sui vigneti

di Barbara Amoroso Donatti

Un’enorme balena sospesa sopra le vigne: questo il simbolo scelto per rappresentare un cambio di prospettiva, un animale fuori contesto che fluttua dove non ti aspetti. In un periodo in cui il mondo del vino è dentro una crisi a 360°, in molti sfornano risposte e soluzioni. Poi arriva chi avvia un confronto azzardato, come gli “Irregolanti”, l’evento andato in scena a Bra il 7 settembre che ha ipotizzato un finale diverso per il vino e non solo.

Nato da un’idea del produttore vitivinicolo Matteo Ascheri, gli Irregolanti sono partiti da un principio: il “si è sempre fatto così” non basta. Partendo dalle vigne delle Langhe, il discorso tocca come aziende, comparti e territori possono scegliere di stare sul mercato: con più indipendenza, più responsabilità ambientale e sociale, inclusione reale e comunicazione più onesta e trasparente. Chi avrà il coraggio di farlo?

Un nome che dice tutto

Matteo Ascheri

Il nome non è casuale spiega Ascheri: “L’irregolarità fertile nasce da una scelta consapevole e da un modo critico di stare dentro il proprio tempo. Siamo ‘irregolanti’ quando decidiamo di non aderire automaticamente al modello dominante se quel modello appiattisce, banalizza, consuma, rende tutto replicabile […] Irregolanti, non irregolari, perché l’irregolarità non è uno status ma un processo continuo di messa in discussione”.

Gli Irregolanti dal vino allo sport

Per raccontare questa idea, l’evento ha scomodato un cast di riferimenti eterogeneo: c’è il birraio belga Jean-Pierre Van Roy, che pur di preservare l’acidità irriducibile della sua Lambic Cantillon ha continuato a produrla come credeva giusto; c’è Dick Fosbury, che ha vinto l’oro olimpico nel salto in alto reinventando da zero la tecnica della disciplina; ci sono Freak Antoni e gli Skiantos, che hanno trasformato l’assurdo in un genere musicale. C’è Simone de Beauvoir, che ha smontato l’idea che le differenze tra uomini e donne fossero un dato di natura. E c’è Adriano Olivetti, che con la sua fabbrica a misura d’uomo ha sfidato il modello industriale dominante.

Un mosaico di storie, un solo fil rouge: fare le cose in modo diverso, anche quando ha un prezzo.

Domande scomode

Il centro dell’evento è stato il dibattito tra stampa, istituzioni e mondo imprenditoriale, provando a smontare abitudini produttive radicate con domande scomode:

  • Ha ancora senso spingere su una coltivazione intensiva che modifica il volto delle colline e toglie spazio ai boschi?
  • Fino a che punto è ragionevole piantare vigne su versanti completamente esposti solo perché “il disciplinare lo dice”, mentre il cambiamento climatico chiede soluzioni nuove con urgenza?
  • Ha senso trattare un territorio come un asset finanziario, valutandolo solo in base a quanto sia acquisibile, accorpabile, scalabile?

Chi sono perciò gli irregolanti? Persone e imprese che continuano a spostare il proprio asse, che si interrogano sulla normalità e scelgono una strada pioneristica anche quando sarebbe più comodo adeguarsi a un formato già pronto.

E allora essere irregolanti è accettare che non tutto ciò che ha valore si traduce in un prezzo, e che non tutto ciò che cresce sta davvero migliorando.

I protagonisti dell’evento

  • Marco Valente, con Vastè Impresa Sociale, cucina di esperienza nata dalla fusione tra un’associazione no profit e un’impresa di ristorazione;
  • la Macelleria Masino di Felice Pomponio, trasferitosi da Torino a Bra per presidiare l’unicità della salsiccia più famosa di Langhe e Roero;
  • l’affinatore di formaggi Fiorenzo Giolito, imprenditore creativo lontano dai circuiti associativi tradizionali;
  • Luca Soave, che ha lasciato l’alta cucina per una bottega essenziale, SOV, dove a parlare è solo il prodotto;
  • la giovane Elena Fenocchio, con la sua piccola rivoluzione pasticcera fatta di gusto vero e nocciole di produzione propria, senza rincorrere i like;
  • l’Osteria Murivecchi, aperta controcorrente nel 1993 quando sembrava che il fine-dining dovesse spazzare via la cucina di territorio, e che ancora oggi scrive i menu a mano sulle lavagne, settimana dopo settimana.

Presenti inoltre 8pari e Accademia della Vigna, impegnate nell’inclusione sociale e nell’inserimento lavorativo di persone con fragilità, e il Laboratorio Zanzara di Torino, che ha firmato il concept grafico dell’evento grazie anche al contributo creativo di persone diversamente abili, in collaborazione con designer e professionisti.